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Perché le tartarughe mangiano la plastica?

Tartarughe mangiano plastica

 

TUKIKI, COSA C’ENTRA CON LE TARTARUGHE?

 

Tukiki nasce, come tutti i progetti che sognano in grande, da una passione. La passione che ci ha guidato fin qui ha un musetto e una silhouette inconfondibili, che potete facilmente riconoscere nel nostro logo. Anche il nome del nostro brand non è puramente di fantasia ma deriva da “tukik”, parola balinese che significa “piccolo di tartaruga marina”.

 

Chi ha fatto snorkeling lo sa, il fascino del mondo sottomarino è davvero potente e l'esperienza di nuotare con una tartaruga è indimenticabile. Non potevano lasciarci quindi indifferenti le fotografie di questi animali morti sulle spiagge, soffocati da cannucce e buste per la spesa, avvelenati dalla plastica che noi uomini buttiamo nel mare, vittime di un habitat ormai compromesso dall'inquinamento. Tukiki nasce così, dalla speranza di salvarne qualcuna, dal desiderio di impegnarsi attivamente per qualcosa che amiamo.

 

 

 

Per fare qualcosa di utile però bisogna innanzitutto sapere, conoscere, imparare. Quindi partiamo dalle basi: perchè le tartarughe sono così fortemente minacciate dalla plastica che galleggia negli oceani? Secondo i ricercatori di Legambiente, l'80% degli animali ospitati nei centri di recupero aveva ingerito plastica: cotton fioc, sacchetti, pezzi di stoviglie, imballaggi di vario genere. 

 

“Il solfuro dimetile viene rilasciato dai microorganismi che colonizzano la plastica”

 

 

tartaruga mangia plastica scambiata per medusa 

  

Il primo problema diventa evidente per chiunque si immerga in acqua e veda in lontananza un sacchetto di plastica galleggiante: è facile capire come una tartaruga possa confonderlo con uno dei suoi pasti preferiti, la medusa. Recentemente si è scoperto grazie ad alcuni ricercatori dell'Università della Florida che il problema è più complesso: i rifiuti in plastica che rimangono in acqua per settimane, prendono purtroppo l'odore del cibo di cui si nutrono le tartarughe. Questo perchè vengono colonizzate da microrganismi, alghe e piccoli animali marini che ne cambiano l'odore, confondendo, non solo le nostre amate tartarughe ma anche balene, delfini e uccelli marini.

 

Il professor Pfaller, ricercatore dell'Università di Gainsville – Florida, ha pubblicato su Current Biology i risultati della sua ricerca su 15 tartarughe marine allevate in cattività e monitorate con delle telecamere: gli animali hanno reagito allo stesso modo quando sottoposte all'odore di pesci e gamberi, la loro dieta abituale, e quando ingannate con l'odore di oggetti in plastica rimasti in mare per qualche settimana.

  

Entro il 2050 il 99% degli uccelli marini avrà ingerito plastica

 

Questo contribuisce a spiegare come mai la plastica sia così letale per questi abitanti degli oceani. E non solo per loro, visto che si stima che entro il 2050, il 99% degli uccelli marini avrà ingerito plastica per gli stessi motivi.

  

La plastica, una volta ingerita, può portare a senso di sazietà, inducendo la tartaruga a non alimentarsi più, oppure è causa di blocchi intestinali e soffocamento. A questi pericoli si uniscono altre problematiche legate ai rifiuti abbandonati in mare in cui spesso le tartarughe rimangono impigliate, pensiamo per esempio alle reti da pesca, che impediscono loro di immergersi per mangiare o viceversa di riemergere in superficie.

 

Adottiamo una tartaruga! 

 

L'adattamento evolutivo non riesce a reggere il ritmo della quantità di plastica presente nei mari e questo mette in serio pericolo l'esistenza stessa di tante specie marine. Noi nel nostro piccolo non possiamo accettarlo. Usare meno plastica nella nostra quotidianità è il primo, piccolo passo per assicurare un futuro alle tartarughe marine e loro meraviglioso habitat.

 

Un altro atto concreto può essere quello di adottarne una, simbolicamente s'intende: Tartalove è il progetto di Legambiente per la salvaguardia delle tartarughe del Mediterraneo, attraverso ricerca, monitoraggio e interventi veterinari. 10,000 esemplari di Caretta Caretta muoiono ogni anno nei mari italiani per ingestione di plastica, incidenti nautici e catture accidentali. Ma un mare senza tartarughe che mare sarebbe?

 

 

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